Evoluzione del Cognome Bellaveglia
Evoluzione dei cognomi in Italia

Il cognome altro non è che il nome di una famiglia.
Letteralmente, dal latino, significa "cum nomine", cioè "unito al nome" e ciò ci fa già intuire come inizialmente si desse maggior risalto al nome proprio di un individuo, poi (eventualmente) poteva esserci un "cum nomine".
Infatti l'uso del cognome non esiste da sempre. Se, ad esempio, andiamo a consultare l'elenco delle famiglie fiorentine nei catasti di Firenze del 1427, notiamo come alcune migliaia di individui della città non sono cognominati. Probabilmente per riconoscere tali individui in modo specifico veniva semplicemente riportato il nome del padre ("Tizio figlio di Caio").
In realtà il cognome era stato presente nelle famiglie di Roma antica le quali portavano, se erano di estrazione libera, il "prenomen" (il nome proprio) ed il "nomen" (cioè il nome della "gens" alla quale appartenevano). Il "cognomen" era invece ciò che individuava una precisa linea genealogica all'interno della gens di appartenenza.
Con la caduta dell'Impero Romano si perde tutto ciò e solo intorno al X secolo si cominciò a tornare all'uso degli antichi cognomi .
Questo perchè si ebbero in quel tempo profondi mutamenti sociali e politici che resero necessaria l'individuazione dei singoli in modo più preciso.
Se inizialmente l'uso del cognome sembra essere una prerogativa di famiglie nobili, gradualmente tutti cominciarono ad avere uno: che fossero uomini liberi o schiavi, ricchi o poveri.
Ma l'uso del cognome si stabilizzerà solamente molto più tardi: intorno al XV secolo.
La forma di cognome, come lo intendiamo noi oggi, è quindi tarda: datata tra la fine del Medio Evo e l'età moderna.
Il cognome "in senso moderno" (cioè immutabile) lo avremo solo con la nascita e l'affermazione di istituzioni e procedure amministrative che hanno sancito, per legge, l'obbligo dell'immutabilità del cognome.
La questione storica sui cognomi è dunque complessa, anche perchè è necessario operare una distinzione tra ciò che avvenne nelle varie regioni d'Italia, nelle varie città del mondo rurale o nei vari strati sociali.
Per questo motivo, quando si fa "la storia dei cognomi" ci si riferisce sempre ad un limitato arco di tempo e ad un ristretto gruppo sociale.
In ogni caso, anche quando i cognomi "si fissarono", una delle caratteristiche fondamentali fu la loro "instabilità".
Se nuovamente andiamo a consultare alcuni elenchi di famiglie del tempo, spesso potremo trovare liste in ordine alfabetico per nome anzichè per cognome. Questo conferma l'idea che il cognome era vissuto ancora come un accessorio del nome, qualcosa di secondario.
Il cognome riuscirà a diventare denominazione individuale vera e propria solo nel momento in cui cesserà di avere un significato, cioè nel momento in cui il discendente della famiglia "lanari" non si occuperà di lana ma di tutt'altro, per fare un esempio.
Questo fu certo più difficile per quei cognomi formati da un nome di professione, mestiere, o da un soprannome aggiunto al nome di persona che passava dal padre al figlio che pure non esercitava più quel mestiere, o a cui non poteva più riferirsi il soprannome.
Principale problema della ricerca sui cognomi è dunque quello dell'origine dell'uso stabile nella denominazione del cognome, e della sua formazione.
Se andiamo a consultare documenti presenti in archivi parrocchiali (documenti di battesimo-matrimonio-morte-stato delle anime, redatti dal Concilio di Trento) ci accorgiamo che di generazione in generazione un cognome ha spesso variato la sua forma, fino a divenire oggi quel "nome di famiglia fisso" che conosciamo.
Il cognome si è quindi evoluto nei secoli, è cresciuto insieme alla famiglia.
Ma quali scelte sono entrate in gioco nell'attribuire un determinato cognome ad una famiglia ?
La scelta di una particolare denominazione non fu legata a motivazioni individuali o familiari e neppure collegata a diversi contenuti linguistici o etnici, bensì sono stati rilevanti i fattori sociali, cioè a meccanismi della collettività.
Quasi nessuna famiglia ha, da sempre, posseduto lo stesso cognome. Spessissimo infatti le famiglie hanno variato il loro cognome durante i secoli, a volte perchè un appellativo riguardante alcuni componenti di una famiglia finiva per tramutarsi in nuovo cognome (è il caso degli Scarchini che diventano Bellaveglia).
Molti cognomi fanno riferimento a feudi posseduti dalla famiglia in tempi remoti, altri fanno riferimento al luogo di provenienza della famiglia, al nome del padre del primo componente familiare, ad un soprannome, un attributo fisico o morale, ad un mestiere, ecc....
Il XII secolo è il momento in cui la famiglia si consolida e affina le sue strutture e il suo ruolo nel tessuto sociale, per cui un sistema di denominazione fondato solo sul nome individuale comincia a rivelarsi inadeguato.
I notai, in particolare, preoccupati nella redazione dei documenti di evitare ogni possibile confusione sulla identità delle persone chiamate in causa, tendono a moltiplicare i riferimenti alla discendenza paterna.
Nel XIII secolo abbiamo una certa omogeneità documentaria che caratterizza il periodo.
Cambiamento di cognome e tradizioni orali
In molte famiglie Bellaveglia si sa che il nostro cognome è relativamente giovane, questo per tradizione orale, raccontato di padre in figlio.Le tradizioni orali nella famiglia sembrano essere molto più presenti nel “luogo di origine” della famiglia (cioè più nella zona del Lago Trasimeno che altrove) come se, emigrando, alcuni rami abbiamo con il tempo reciso legami con la terra d'origine e perso memoria storica.
La tradizione orale era una preziosa peculiarità delle precedenti generazioni, oggi (con i nuovi modelli di famiglia) è quasi completamente andata persa ed il rischio è quello di perdere irrimediabilmente qualcosa che ci siamo tramandati forse per oltre 350-400 anni.
E' questo uno dei motivi principali per cui ho deciso di aprire un sito internet: spero che le nuove tecnologie telematiche in qualche modo ci “riavvicinino” e ci permettano di “rinverdire” tradizioni orali quasi del tutto dimenticate.
La trasmissione orale fa si che l'evento accaduto spesso permanga nella sua essenza negli anni, ma a volte vengono resi più vivaci o del tutto omessi alcuni eventi collegati al fatto stesso: tutto dipende dalla fantasia di chi racconta l'evento.
Per questo motivo è sempre bene tenere in considerazione la tradizione orale, ma con le dovute cautele: ci servirà solo da importantissimo stimolo per approfondire eventi particolari .
Nella famiglia sembrano esserci 2 teorie principali circa il cambiamento di cognome, che forse potrebbero anche coesistere:
1) una parte della famiglia afferma che inizialmente ci chiamavamo Scarchini e che alcuni
personaggi della famiglia furono soprannominati “Bellaveglia” a causa della loro propensione
a recarsi in veglie nel vicinato (cosa piuttosto comune prima dell'avvento della televisione).
2) Un'altra parte della famiglia afferma che il cambiamento di cognome da Scarchini a
Bellaveglia sia da imputare ad una caratteristica di alcuni componenti familiari: i capelli.
Sembra infatti che alcuni Scarchini portassero, secondo la moda del tempo, dei capelli
raccolti in trecce o code (forse detti “veglie”, dal latino “vellum” che significa anche code di
capelli).
In ogni caso siamo di fronte ad un passaggio di cognome tipico nella storia dei cognomi italiani: la stragrande maggioranza delle attuali famiglie italiane possiede infatti un cognome che non è quello originario.
Cambiare cognome in passato era cosa molto comune e ciò poteva avvenire proprio a partire da particolari soprannomi dati dalla popolazione a specifici individui (come mezzo di distinzione).
Dal punto di vista strettamente genealogico siamo in presenza di una parte di famiglia Scarchini, che dal punto di vista prettamente genealogico possiamo chiamare: “Bellaveglia degli Scarchini”.
Con molta probabilità nessuna delle due ipotesi è completamente falsa, è anzi probabile che si integrino in una terza ipotesi raccolta a Passignano:
3) Il cognome originario era Scarchini, alcuni avevano bei capelli raccolti in trecce e vengono
soprannominati probabilmente “Bellatreccia”, con il tempo (a causa della propensione a
recarsi a delle veglie) si trasformano in “Bellaveglia”.
Questa terza ipotesi permetterebbe di tralasciare la forzatura relativa al “vellum” come code di capelli, parola possibile ma poco usata anche in passato.
In questo caso saremmo di fronte ad un passaggio di ben 3 cognomi.
In effetti ci sono rami della famiglia che riportano un altro particolare piuttosto curioso: "ci saremmo dovuti chiamare Bellachioma ma ciò non fu possibile poichè esistevano già famiglie Bellachioma nella zona".
Sarebbe interessante riuscire a comprendere anche se la famiglia cambiò volutamente il suo cognome (magari perchè costretta a fuggire, per motivi politici) o lo fece in modo del tutto "naturale": cioè un appellativo relativo ad alcune qualità si trasformò in un nuovo cognome in modo spontaneo.
Propenderei per la seconda ipotesi, anche perchè le tradizioni orali ci raccontano di un modo di portare i capelli o di un andare "a veglia", quindi fatti molto tranquilli, che mal si conciliano con un evento traumatico come quello legato ad un esilio forzato.
In ogni caso è interessante notare come intorno alla seconda metà del 1700 si trovino a Passignano probabilmente solo 4 individui maschi:
1) Giovanni Bellaveglia (probabilmente nato intorno al 1781)
2) Francesco Antonio Bellaveglia (probabilmente nato intorno al 1788)
ed i figli di Francesco Antonio:
3) Biagio Bellaveglia
4) Andrea Bellaveglia
Questo ci induce a pensare che non solo la famiglia in quel periodo, probabilmente alcuni anni addietro, cambia Stato (passando dal Granducato di Toscana allo Stato Pontificio), bensì cambia anche cognome: quindi cambiamento di cognome ed emigrazione sembrano coincidere temporalmente.
Se il cambiamento di cognome fosse avvenuto prima dell'emigrazione dal Casentino troveremmo infatti altri individui Bellaveglia in altri luoghi della Toscana o dell'Umbria (a meno che non volessimo ipotizzare una improbabile "emigrazione di massa").
Ma se emigrazione e cambiamento di cognome sono in qualche modo coincisi ci sorge il dubbio che non ci si trovi di fronte ad uno spostamento avvenuto per motivi di esilio, quindi motivi più politici che economici.
Nel libro "Istoria Genealogica delle Famiglie Nobili Toscane et Umbre" del Gamurrini (XVI secolo), sono riportati casi di famiglie emigrate dal territorio toscano per motivi politici e, nel passaggio da uno Stato all'altro, queste cambiano cognome e stemma gentilizio .
Se invece andiamo ad analizzare i mestieri svolti dai Bellaveglia dal 1780 in poi, ci troviamo di fronte a dei coloni che cambiano spesso la zona di residenza alla ricerca di nuovi terreni da coltivare (ad esempio vi fu uno spostamento da Passignano a Corciano, da qui nuovamente a Passignano, poi a Magione, a Corciano, e poi verso Perugia).
In famiglia si riporta che "tali spostamenti furono frequenti a causa della poca propensione degli antenati a sottostare alle angherie del proprietario terriero del momento".
Saremmo quindi in presenza di spostamenti indotti da motivi economici anzichè politici.
A questo proposito mi torna in mente la famiglia dei coloni Bellaveglia di Corciano che, essendo di orientamento profondamente socialista, fu denunciata dallo stesso proprietario terriero ai fascisti.
Questi circondarono la casa ed i Bellaveglia si difesero imbracciando due fucili da caccia per ciascuno.
Il cognome Scarchini
La tradizione orale vuole che il precedente cognome fosse "Scarchini".Sono pochissime oggi le famiglie che hanno ancora memoria di questo cognome: non viene rammentato nelle famiglie perugine, in quelle toscane, nè in quelle romane.
Ho trovato memoria di questo cognome solo in alcune famiglie di Passignano sul Trasimeno.
L'ipotesi del cambiamento di cognome è riportata a volte anche in altri rami familiari, ma in modo molto più approssimativo e con errori evidenti (io per anni sapevo che si trattava di "Valentini", ad esempio).
Le imprecisioni sono chiaramente sempre presenti nelle tradizioni orali, poichè (come in un telefono senza fili) il messaggio viene distorto nel passaparola da un componente familiare all'altro.
Purtroppo oggi il nuovo modello di famiglia (sempre più ristretto, sempre meno basato sull'importanza del componente di famiglia anziano) sta gettando completamente nell'oblio informazioni che siamo riusciti a trasmetterci per centinaia di anni.
A mio avviso è bene considerare il cognome "Scarchini" non come fatto assolutamente attendibile, bensì solo come ipotesi da confermare attraverso un paziente lavoro di consultazione di Archivi Storici.
La concentrazione delle famiglie Bellaveglia nella seconda metà del 1700 sembra essere relativa solamente alla zona di Passignano sul Trasimeno, questo ci induce a pensare che il cognome Scarchini si leghi all'area del Casentino (vedi le ipotesi sulla zona di origine della famiglia).
In sostanza: I Bellaveglia sono concentrati nell'area del Lago Trasimeno e ci aspetteremmo di trovare una concentrazione di famiglie Scarchini nell'area del Casentino.
Paradossalmente però troviamo un' attuale concentrazione di Scarchini nella città di Perugia ed una sporadica loro presenza nell'area del Casentino, come se la famiglia fosse tutt'altro che Toscana....
In ogni caso, proprio perchè usiamo sempre la dovuta cautela nei confronti delle tradizioni orali, va tenuto presente che in Toscana abbiamo anche la presenza di cognomi relativamente simili, come: Scartini, Scarlini, Scarsini, Scarpini, ecc....
Tutti cognomi presenti in quell'area e in quel periodo storico, quindi tutte ipotesi da considerare.
Se in qualche modo andiamo a "sovrapporre" l'attuale cartina di distribuzione del cognome Bellaveglia con quella Scarchini (considerando che 250 anni fa vi erano Bellaveglia solo a Passignano), otteniamo in effetti una certa presenza di famiglie nell'area di confine tra Umbria e Toscana.

0 Comments:
Post a Comment
<< Home